
Ci siamo spinti fino dentro il cuore del Lago Volta, attraversando un’alba africana che raramente ho visto così carminea in Africa Occidentale. Per poi camminare per più di un’ora in mezzo nella boscaglia contornati dal vociare delle scimmie e dei babbuini. Assieme a noi c’era un piccolo plotone delle guardie forestali del Parco del Digya, remota riserva naturale nel Nord del Ghana. Ci sono voluti due giorni di viaggio per fare questa missione di monitoraggio, con lo scopo di rilevare le caratteristiche e le potenzialità del parco, per farlo diventare una nuova meta di eco-turismo ed inserirlo così nei nostri programmi di sviluppo sostenibile della regione ghanese della Brong Ahafo. Sono stati giorni duri, impegnativi perché in Africa anche un piccolo viaggio lo è, pensare esplorare un parco naturale praticamente sperduto, senza piste, senza alloggi per dormire la notte, praticamente un viaggio infinito nella savana vergine.

Beatrice si appresta a lasciare il Senegal, dopo due mesi trascorsi a Dakar, cercando di capire la complessità di questo lavoro e magari sognare un giorno di farlo. L’ultimo giorno trascorso con lei è un giorno frenetico, tutti nella casa dei cooperanti di Dakar erano indaffarati ad impacchettare le proprie cose. Io sarei andato per la prima volta in Camerun, un lungo viaggio mi aspettava e lasciavo alle mie spalle due mesi di formazione con Beatrice e Leonardo dove avevo imparato anch’io molto e mi ero definitivamente appassionato all’arte dell’insegnamento.